Arrogance

Arrhogar è stato chiamato a testimonial del nuovo profumo…

ARROGANCE, per l’orco che non deve chiedere… MAI!!

Uccidiamo i gargoyle che, diaciamocelo, non son proprio dei furbon, e proseguiamo verso la cima della montagna sperando di non trovare il drago. Giungiamo così al punto culminante delle scale, che è un’apertura nel fianco della montagna circondata dalla testa scheletrica d un drago cosicché per entrarvi si debba attraversante le imperiture fauci.

Decidiamo di ricaricarci prima di entrare e ci accampiamo da una parte, all’interno di uno sparuto boschetto rinsecchito. Tuttavia la notte non è benevola perché dall’ingresso del santuario escono dei brutti ceffi e dobbiamo affrontarli, interrompendo il nostro sonno ristoratore…

Ringraziamo Gerard e usciamo dal tumulo per tornare alla biblioteca. Qui prendiamo appuntamento con Beldin per trovarci la sera presso la locanda il Flauto Marcio (rassicurante…). Nell’attesa decidiamo di andare a fare un sopralluogo nella casa in cui sono stati attaccati Ester e Torisin. Qui, fra sporco e polvere, troviamo il cadavere di una persona, che sembra deceduta da un bel pezzo. Alle ossa rosicchiate dai topi è ancora attaccata ben poca carne, anche i vermi ormai hanno abbandonato da un pezzo questo scheletro vestito di stracci consunti. Non riusciamo neanche a capirne il sesso: potrebbe essere una donna, o un giovane uomo. L’unica informazione la ricaviamo dal medaglione ancora appeso al collo, che, dopo essere stato pulito dalla polvere e dal sudicio, rivela un leone rampante circondato dai rovi, simbolo della famiglia Genevier, baroni di Guascogne. Guardando ancora un po’ in giro, troviamo un brandello di mantello da una parte che sembra molto somigliante a quello indossato di ordinanza dai paladini di Pelor…

Il giorno volge all’imbrunire e noi ci dirigiamo verso l’appuntamento con Beldin alla locanda il Flauto Marcio. Quetso posto è una bettola e un bordello, e Beldin sembra sentirsi a casa (come un paio di elementi del nostro gruppo…). Fra una coscia e una palpata di chiappe, il sedicente studioso ci racconta che probabilmente quello che noi conosciamo come Mabafot sarebbe solo il corpo materiale di un’anima malvagia incarnatavi. Inoltre ci informa che ogni due anni si reca a nord di Lutezia, in un vecchio santuario caduto in disuso.

A questo punto ci accordiamo: noi andremo a fare ricerche al santuario, mentre Beldin studierà gli antichi tomi per trovare un metodo che ci permetta di distruggere il simulacro, quando (e se) lo troveremo.

Il giorno dopo partiamo verso il santuario a nord, tale monte Malasorte dalla rassicurante forma di dente di drago. Ha acquisito quel nome a causa di tutti i paladini morti nella caccia al drago Kmork che, speriamo, non sia anche la nostra sorte.

Ci incamminiamo lungo uno stretto sentiero che dolcemente sale lungo il versante della montagna. Se dapprima è solamente un semplice viottolo sassoso, via via che saliamo si trasforma in una rampa di scale, in un primo momento rozza e abbozzata, e poi sempre più definita, fino a essere costeggiata da un corrimano di pietra intervallato qua e la’ da statue di esseri grotteschi. E sono proprio questi esseri grotteschi che a un certo punto della nostra salita decidono di animarsi e attaccarci!

Dopo aver ucciso un po’ di alberi incantati, ci dirigiamo verso il tumulo. La porta è chiusa, ma noi, ovviamente, abbiamo i nostri metodi per aprirla… cioè un calcione ben assestato di Arrhogar. La porta, però, ha delle rune d’allarme su di essa che iniziato a suonare non appena gentilmente l’apriamo. Ci nascondiamo al limitare della radura e dopo poco esconodue tizi. In un moto di infinita generosità decidiamo di non ucciderli, bensì di farci accompagnare all’interno del tumulo per incontrare il loro capo.

L’uomo a guida di questi personaggi è tale Gerard Marchan, che ci accoglie in uno studiolo minuscolo rallegrato da un calenario di paladine di Bahamut nude appeso al muro. Al collo porta il simbolo di Bahamut.

La chiacchierata si rivela proficua, perché, oltre a confermare i nostri sospetti sulla malvagità di Mabafot, ci da anche un’informazione importante: l’anima di Mabafot potrebbe trovarsi all’interno di un simulacro, e quindi non sarebbe possibile ucciderlo fino a che non si distruggesse il simulacro stesso…

Riuniti tutti i componenti del gruppo dalla serara più o meno gradevole, decidiamo di andare nella biblioteca per trovare quel mattone con il drago. Dopo un po’ di ricerche lo individuiamo e, premendolo, si apre una porta segreta come nel più classico racconto di avventure.

Passiamo quindi attraverso la porta e, dopo un po’ di strada all’interno di una caverna, giungiamo nel bosco in cui Mialee aveva incontrato lo spettro. Sempre seguendo il sentiero, arriviamo in una radura nella quale si eleva un tumulo… tumulo che è protetto da alcuni uomini albero. Diamo il nostro contributo al disboscamento globale abbantendo questi ciocchi animati…

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